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SPEZZINO INCOMPRENSIBILE: guida alle espressioni dialettali più indecifrabili

11 Jul , 2016  

“Ma voi Spezzini, la volete usare una consonante ogni tanto?” Così protestarono alcuni amici venuti da lontano dopo un soggiorno nel Golfo.

Ogni dialetto parlato stretto ben difficilmente sarà comprensibile a chi non è del luogo; così anche lo spezzino, oggi di gran lunga più annacquato rispetto a mezzo secolo fa, conserva nell’uso comune modi di dire e figure retoriche per i quali non basta la semplice traduzione in italiano: vanno proprio sviscerati per essere capiti fino in fondo. Dopo aver scoperto quali sono le parole che gli spezzini credono erroneamente che siano italiane e dopo aver spiegato le espressioni di uso comune che lasciano spiazzati i foresti, andiamo a vedere alcuni tra i modi di dire più ermetici.

Se si impegna un attimo, lo spezzino riesce perfettamente a non farsi capire e ad andare ben oltre il semplice e usatissimo “cos’ te vè?(cosa vuoi?) già di per sé spiazzante per un estraneo.

 

Modi di dire comunemente in uso

Te gh’è ‘na ciodenda ‘nta chiorba (Hai una siepe in testa) Dicesi di persona dai capelli scompigliati.

Te gh’è ciù ani che ‘n dateo (Hai più anni che un dattero) Essere molto vecchi. Bisogna comprendere che si sta parlando dei datteri di mare, i quali impiegano decenni per scavare la loro tana negli scogli e per crescere di pochi centimetri.

Te chini chi o te chini ciù ‘n là? (Scendi qui o scendi più in là?) e “La cèva cian cianin” (Piove pian piano) rivendicherebbero misteriose assonanze con la lingua cinese.

Chi pè, pè. Chi ne pè, va a pé (Chi può, può. Chi non può, va a piedi). Chi ha le possibilità è agevolato nel fare qualcosa, chi non le ha, si arrangia come può.

 

Alcuni modi di dire desueti

I gh’è strabucà ‘r mortao ‘n testa (Gli è caduto il mortaio in testa) Dicesi di persona di statura bassa. L’immagine è quella del mortaio di marmo usato per fare il pesto (dunque di peso considerevole) che cade sulla testa del bambino arrestandone la crescita.

Ma te gh’è i bòchi ‘nter lèto? (Hai i rovi nel letto?) Domanda retorica da porre una persona particolarmente mattiniera, che si alza presto inutilmente (come se costretta da uno stato di disagio sotto le lenzuola), equivalente di “che cosa ci fai qui così presto?”. Una variante più colorita è “T’è cagà ‘nter lèto?”

 

Scioglingua 

Alle orecchie meno allenate gli scioglilingua appaiono veramente inaccessibili, perché composti da suoni molto simili tra loro e, se recitati velocemente, non si riesce neppure a distinguere una parola dall’altra. Ad aumentarne la difficoltà è l’assenza spesso di un senso compiuto.

Aiéi i éa èio, aóa i è òo e aigua. (Ieri era olio, ora è oro e acqua) Scioglilingua famoso per contenere soltanto una consonante. Secondo alcuni il gioco di parole allude al mare, ieri calmo (un olio) oggi con le onde che riflettono in modo disomogeneo i raggi solari (oro e acqua).

A t’ho ito oto èti de totanéti tüti tagià a tochéti (Ti ho detto otto etti di piccoli totani, tutti tagliati a pezzetti) Uno dei più conosciuti e recitati, a volte si tronca a “totaneti”.

Bonaséa, séa, l‘ha ito me séa se te me dè un po’ de séa per staséa che doman da séa la ven da me a séa a pagae a séa. Bonaséa, séa. (Buonasera zia, ha detto mia zia se mi dai un po’ di cera per stasera che domani sera viene da me la zia a pagare la cera. Buonasera zia) .

Te sè assè te se a sa l’è assè pee salae e saossisse  (sai assai tu se il sale è sufficiente per salare le salsicce) Difficile da articolare, impossibile da decifrare. Ulteriore tranello è “a sa” il sale, che in spezzino è femminile.

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