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Emanuele Albano, il tarantino che inventò i Muscoli della Spezia

10 Jun , 2016  

I muscoli sono un pilastro della cucina spezzina: eccellenza del territorio, sono un vero e proprio orgoglio per i locali. In riva al Golfo dei Poeti nessuno li chiama cozze, ma chissà come li avrà chiamati Emanuele Albano da Taranto, l’uomo che li coltivò per primo.

Alla Spezia e dintorni sui muscoli non si scherza. I piatti a base di muscoli sono parte della tradizione gastronomica locale e rientrano tra le specialità assolutamente da provare se si vuole fare un assaggio dei sapori tradizionali del luogo.

La mitilicoltura è uno dei settori di attività di eccellenza del territorio e con le reste e i pali degli allevamenti che spuntano dall’acqua vicino alla diga e nel canale di Portovenere contribuisce a disegnare il territorio.

Nell’immaginario, nel gusto e nell’economia locale, muscoli, muscolai e allevamenti di muscoli sono quanto di più spezzino possa esserci. Eppure tutto partì con Emanuele Albano, ostricultore di Taranto.

 

 

Da Taranto alla Spezia: Emanuele Albano alla ricerca della cozza perfetta (ossia il muscolo)

Sul finire dell’Ottocento, Emanuele Albano aveva un’attività di ostricultore a Taranto (altra città dove la mitilicoltura è fiorente).

Seguendo le indicazioni di due biologi naturalisti (il professor Arturo Issel e il professor D. Carazzi), Albano provò a espandere la sua attività nel Golfo della Spezia: le osservazioni lo indicavano come luogo ideale e unico per la molluschicoltura.

Nel 1887, il tarantino Albano avviò il primo allevamento di muscoli nel Golfo della Spezia (ndr. li avrà chiamati cozze?). Visti i buoni risultati ottenuti, nel 1890 fondò la sua nuova impresa S.a.S. Albano & C.

La ditta andò avanti, con alterne fortune, per 15 anni, ma comunque la produzione si rivelò migliore di quella di Taranto  (soprattutto per grandezza degli esemplari e solidità della conchiglia, dicono le cronache).

 

I muscoli sono un successo: i tarantini seguono Albano e poi… arrivano anche gli spezzini

Sulla scia di quanto ottenuto da Albano, altri mitilicultori tarantini si trasferirono nel golfo, dando vita a una fiorente industria artigianale e a un corposo mercato (tra loro si ricondano le famiglie Fago, Martera, D’lppolito, Papocchi).

La fortuna incontrata dai muscoli portò alla creazione di nuovi vivai, all’interno e all’esterno della diga foranea e anche nel canale di Portovenere.

Nel settore entrarono presto anche gli spezzini con i Carozzo, Borio, Guidi, Di Francesco, Godani, Majoli.

 

I muscoli, l’oro del Golfo della Spezia

Oggi, la mitilicoltura è una delle realtà più affermate nell’economia locale.

Gli allevamenti di muscoli (cui recentemente sono tornate ad affiancarsi quelli di ostriche) si estendono per oltre 90mila metri quadrati nelle acque del Golfo.

La cooperativa dei mitilicoltori, erede di una tradizione secolare, è formata da 86 soci che si tramandano i segreti (e la fatica) di una storia preziosissima.

La foto in copertina è di William Domenichini

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